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Cloud Atlas: la recensione

Erano i primi anni del duemila quando Natalie Portman arrivo sul set di “V per Vendetta” con in mano il libro Cloud Atlas, dello scrittore David Mitchell. Una copia che, evidentemente, è finita subito tra le mano dei fratelli Wachowski che, insieme al regista tedesco Tom Tykwer, portano ora quello strepitoso lavoro sul grande schermo affidandosi a un ricco e variegato cast che comprende, tra gli altri, i premi Oscar Tom Hanks, Halle Berry, Jim Broadbent e Susan Sarandon, l’attore feticcio Hugo Weaving, Hugh Grant e Jim Sturgess.

Trama

Sei storie, sei epoche diverse: Metà ottocento, un avvocato in viaggio su una nave lotterà contro la discrimazione e la schiavitù; negli anni trenta un compositore omosessuale impiegato presso un ricco e avido autore, si ritroverà incastrato da quest’ultimo; nella San Francisco degli anni settanta la reporter Luisa Rey si troverà ad indagare sulla presunta mancanza di sicurezza di un reattore nucleare; nella Inghilterra attuale, l’editore Timothy Cavendish ricattato per motivi economici, si rivolge al fratello che per vendetta per la relazione extraconiugale della moglie Georgette, con lo stesso Timothy, fa rinchiudere il fratello in una casa di riposo; in una furturistica Seul un clone si unisce ai ribelli e combatte contro il sistema totalitaristico; nel 2321 nella Grande isola di Hawaii, in un futuro apocalittico, un uomo entra in contatto con forme di vita avanzate e troverà la forza per combattere una violenta tribù locale.

Cloud Atlas
Cloud Atlas

Giudizio

“Cloud Atlas” è una pellicola di difficile definizione, a cominciare dalla mancanza di una epoca contestualizzata di riferimento, con personaggi che appaiono più volte e con fattezze sempre diverse e  una notevole varietà di generi affrontati. Alle difficoltà aggiungiamo anche una regia a “6 mani” con i Wachowski e Twyker che si sono diligentemente divisi i compiti prendendo 3 “episodi”  a testa e aggiungendo il loro tocco ad ognuno di esso (è evidente, ad esempio, l’impronta dei creatori di “Matrix” negli episodi ambientati nella distopica Seul e nella futuristica e post apocalittica Hawaii).

La pellicola gioca su un continuum narrativo frammentato con – inevitabili – ellissi e rimandi continui (anche con velate citazioni) all’interno della stessa opera. Il montaggio frenetico e alternato, gli stacchi continui e attori impegnati nella raffigurazione di più personaggi all’interno delle diverse storie costringono a una maggiore attenzione nella ricezione dei particolari, a cominciare dall’incipit.

Cloud Atlas
Cloud Atlas

Seguendo un ideale percorso del genere umano, “Cloud Atlas” affronta tematiche come la reincarnazione, la rivoluzione, la schiavitù, l’omosessualità, il pericolo nucleare, la tirannia, fino ad arrivare alla violenza barbarica in una ambientazione da età della pietra quasi a voler rappresentare un inevitabile ritorno alle origini dovuto, probabilmente, a scelte sbagliate effettuate dal genere umano.

Sfruttando una scenografia suggestiva, a tratti maestosa, i tre registi impongono il loro ambizioso punto di vista e ci propongono una avvincente storia, tanto ammaliante quanto imperfetta e lacunosa attingendo ai generi di riferimento, spolpandoli, ma non presentandoci effettivamente nulla di nuovo se escludiamo alcune brillanti intuizioni, opera soprattutto dei Wachowski abilissimi ad attingere al loro repertorio di riferimento.

Alla fine delle tre ore rimane però la sensazione che “L’atlante delle nuvole” sia una opera sì coraggiosa, ma incompiuta dove il grosso sforzo recitativo viene appesantito ed ingabbiato da personaggi e ambientazioni che il più delle volte appaiono “fredde” e surreali.

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