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Love is All You Need: la recensione

“Love is All You Need” è il nuovo film di Susanne Bier , premio Oscar per il  drammatico In un mondo migliore, che  torna dietro la macchina da presa per la realizzazione di una commedia romantica – dal retrogusto amaro – con protagonisti Pierce Brosnan e Trine Dyrholm, attrice danese già presente nella precedente e premiata pellicola della Bier e già nel cast di “Festen”, del regista Vinterberg.

Il film, presentato all’ultima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, è stato girato tra la Danimarca e l’italia (in Campania) e sarà nelle sale nostrane dal prossimo 21 dicembre.

Love is All You Need
Love is All You Need

Trama

Ida è una parrucchiera danese che, in seguito a un tumore al seno, si è sottoposta a diverse sedute di chemioterapia, ed ha scoperto, in maniera brutale, il tradimento di suo marito con una di lui collega, molto più giovane. Ma un lieto evento si profila all’orizzonte: Astrid, la  figlia di Ida, convolerà a nozze con Patrick,  in una suggestiva cornice del Sud Italia e per la donna sarà l’occasione di affrontare un viaggio e magari mettersi alle spalle le disavventure – amore e salute – degli ultimi tempi. Sovrappensiero durante un parcheggio all’aeroporto, la donna tampona inavvertitamente la macchina di un affascinante uomo d’affari inglese che reagirà  inveendole contro. Una curiosa coincidenza li costringerà a conoscersi meglio: lui è il padre di Patrick

Giudizio sul film

Susanne Bier è una delle realtà più pure del cinema europeo, in particolare danese, una nazione che al cinema ha donato artisti dallo straordinario talento come Lars Von Trier e Thomas Vinterberg. Una delle caratteristiche autoriali del cinema scandinavo risiede nella notevole capacità di esportare sullo schermo le problematiche famigliari, e tra famiglie, in maniera sferzante. Basti pensare alla festa in famiglia di “Festen”, o al “Dopo il matrimonio” della stessa Bier, per concludere con l’esperienza matrimoniale raccontata da Trier e lasciata sullo sfondo della sua visione apocalittica cinematografica, in “Melancholia”.

In questo caso la Bier si lascia contaminare dal Belpaese e dai personaggi più romantici che disperati, proponendoci una commedia, comunque gradevole, ma sicuramente agli antipodi con le sue pellicole precedenti. Eppure, l’inganno iniziale con il That’s Amore che ci introduce al film, viene svelato, poco prima delle nozze, con una serie di piccanti rivelazioni che donano al tutto un retrogusto piuttosto amaro, prima solamente accennato. Il mare, i violini, e quell’Italia da cartolina, che già rimase indigesta a Woody Allen (vedi “To Rome With Love”), improvvisamente si dilegua per lasciare spazio alle problematiche dei protagonisti – soprattutto Brosnan e la Dyrholm –  capaci, con estrema dignità, di non caricare eccessivamente i loro personaggi, nonostante il doloroso passato che accomuna entrambi, con lei tradita dal marito – nel periodo della chemio – e lui vedovo dal dolore latente. Ai lati del ring, invece, una sfilza di personaggi dai toni grotteschi che donano un valore aggiunto alla pellicola, il tutto senza trascurare il rapporto “giovane” tra Patrick e Astrid.

Forse a tratti mellifluo, quello della Bier rimane un cinema autentico, rischioso ma amabile, e “Love is All You Need” si propone come una commedia alternativa che, ipotizziamo, potrebbe rivelarsi come una preziosa risorsa da utilizzare all’ingresso delle multisale, nonostante lo strapotere natalizio delle pellicole nostrane.

Interessante e consigliato.

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