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Peanuts 78: “Questione di gusto”. La recensione

Torino si rivela ancora terra fertile per il panorama musicale e per i giovani talenti che della musica ne fanno il pane quotidiano. Peanuts 78 è un nome che probabilmente vi resterà in mente per un po’ di tempo, o che forse conoscevate già da un po’. I giovani non sono assolutamente novellini, vantano un inizio punk rock e un internazionalità di fondo, che in linea di massima si percepisce in tutto “Questione di gusto“. La musica non è assolutamente una questione di gusti, probabilmente è fatta di roba buona e roba cattiva, ma nonostante possiate pensare che sono mossa da un sentimento dittatoriale, per il momento pensate solo che i Peanuts 78 si sono collocati nella parte buona e nella sotto categoria della musica interessante, poi per l’aspetto assolutistico e radicale vedremo di affrontare il discorso da essere umano ad essere umano (in quanto tale). Nata dal punk, ma svoltata in un altro senso per questo disco dall’esordio tutto italiano, la band porta sicuramente i segni di una musica fatta alla 90’s maniera, ma alla ricerca di un’essenza più elettronica che punk. Il cambio dalla lingua inglese alla lingua italiana probabilmente parte da un sentimento mosso dall’esigenza di essere più diretti nella comunicazione, ma sostanzialmente risulta essere una metamorfosi riuscitissima, che ci porta all’ascolto di un prodotto musicale nuovo, fresco, vivo e tutt’altro che banale.

Peanuts 78 – Questione di Gusto – Artwork

Collocandosi a metà tra la musica alternativa e il synth pop che ultimamente va tanto di moda i Peanuts 78 ricordano un po’ i primi Bluvertigo, anche se la verve poetica del Castoldi si trova sepolta da qualche altra parte. L’ascolto ci trasporta tanto anche ai conterranei Subsonica, dai quali probabilmente avranno preso qualche vocalizzo di fondo e un po’ di elettro rock da pogo che non fa mai male. Il cantato ha tutta la sostanza e l’impronta del punk, anche se per certi momenti si addolcisce e riesce quasi ad essere una melodia tranquilla. L’intro di “Insipido” ricorda quasi Imogen Heap, ma immediatamente, dopo una continua aspettativa melodica sfocia in un elettro pop poco sfacciato e molto piacevole. “Non è possibile” è l’esempio lampante di un brano che parte alla maniera di Samuel e Boosta e sfocia alla Morgan maniera, anche se, come detto poco fa, manca di quella poetica accattivante che caratterizza la formazione sopra le righe dei Bluvertigo. In linea di massima è un disco che ha molto da raccontare e che presenta un’interessante sapore internazionale, una raffinatezza e un modo così delicato di essere punk che quasi non viene riconosciuto come prodotto italiano. Ovviamente quest’ultima affermazione non vuole esprimere un’appartenenza esterofila dei gusti musicali della sottoscritta, ma confessa sfacciatamente che la musica italiana sperimentale presenta ancora un carattere fin troppo acerbo per poter pensare di varcare i confini.

Al di là di tutto i Peanuts 78 si piazzano in tutt’altra categoria, e rassicurandovi ancora una volta vi invito ad ascoltarli e ad apprezzarli proprio come ho fatto io. “Il Re” è un racconto fantastico che a tratti ricorda il recente “Vivere il mio tempo” dei Litfiba, a dimostrazione che in fondo la buona musica proviene sempre da un solo maestro e da una sola passione sfrenata per il rock. Al di là di tutti i pareri negativi che potrà raccogliere la mia esternazione riguardo la musica nostrana vi dirò che i Peanuts 78 hanno molto da raccontare e vi inviteranno al pogo con “Fuori Rotta” e la quasi drum’n’bassLei“. “Non è possibile” si ripropone alla fine del disco con l’altra parte del suo carattere, ovvero una disco leggera e simpatica, lontana dai ritmi subsonici della “Non è possibile” di inizio disco. La giovialità è il fil rouge del disco, ed è anche la caratteristica che potrebbe farli rientrare in quei confini pop che però hanno tutto il carattere del rock. Riuscitissimo album, riuscitissimi accordi, melodie, testi ed esternazioni. Lo sapevate che i Peanuts 78 vantano un fan club in Messico? A scanso di equivoci, e assicurandoci che non abbiano scambiato la band con i fumetti di Schulz io direi che i messicani hanno dei rispettabilissimi gusti musicali.

 

IL NOSTRO PARERE IN BREVE

Riuscitissimo album, riuscitissimi accordi, melodie, testi ed esternazioni.

PANORAMICA RECENSIONE

Voto Melodicamente

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Lo studio del pianoforte avvicina il suo cuore alla musica in tenera età facendole sviluppare presto una passione per tutta la musica esistente. Appassionata di musica strumentale è una biologa prestata alla critica musicale. Amante dell'indierock, la sua unica certezza i Radiohead. La musica, l'evoluzione e i numeri la sue passioni.
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